Avvisi - Biblioteca di Ingegneria
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Fabrizio Franceschini
Aspetti di storia del linguaggio pubblico in Italia e in Europa
· Linguaggio pubblico: la comunicazione è destinata a fallire se non c’è una condivisione del codice tra emittente- istituzione e destinatario- cittadino (a pag. 2 abbiamo un esempio di scissione tra cittadino e istituzione
· Parametri di valutazione dell’esempio di pag. 2:
a) lunghezza globale del testo
b) struttura sintattica
Un testo sotto le 20 parole è facilmente memorizzabile, sopra le 30 no (nelle tesi di laurea, nei testi argomentativi, nelle recensioni o nei temi, il periodare breve non è utile. E’ importante evidenziare come le frasi non siano tutte uguali e dello stesso rango gerarchico).
Se economizziamo sulle parole la coordinazione con MA e PERO’ è più semplice. La subordinazione con DI + INFINITO è più semplice che non col CHE + CONGIUNTIVO.
La riformulazione del testo a pag.2 è molto più lunga, meno precisa, più complessa sintatticamente. In sede di verbale, gli elementi di emotività del soggetto narrante vengono messi da parte ma il significato non acquista maggiore precisione.
· Tutto quello che è connotato come linguaggio troppo quotidiano viene rifuggito nella comunicazione pubblica e rivisitato con:
a) nominalizzazione (tendenza a rifuggire dal concreto)
b) iperonimo/iponimo: termine che rispetto a un altro ne definisce la classe senza esservi incluso (impianto termico per stufa/scaldino/termosifone)
Il linguaggio burocratico ha la tendenza ad andare verso il generico
· 1965: De Mauro scrisse la Storia linguistica dell’Italia unita, e “Dante, il gendarme e la bolletta Enel”,
Dante rappresenta la lingua italiana, il gendarme la pubblica istituzione (ostile), e la bolletta enel il processo di riscrittura dei documenti amministrativi
Negli anni ’60 avviene la grande trasformazione della società italiana, che passa da agricola a industriale, con l’emigrazione verso il nord e la perdita della forte connotazione regionalistica. Se si aggiunge lo sviluppo dell’istruzione di base, la diffusione dei mezzi di comunicazione di massa (tv/radio), nel 1988 solo il 14% della popolazione è unicamente dialettofona, che è causa di ghettizzazione.
Gli intellettuali degli anni ’60 (Calvino, pisolini) se ne accorgono e ne discutono.
Calvino dice che oggi la maggioranza degli italiani si è impadronita della lingua italiana, ma ora che è venuta meno la barriera linguistica, i documenti pubblici devono essere scritti in una lingua moderna e abbandonare l’antilingua.
· La lingua delle istituzioni è diversa da quella dei cittadini. Questa scissione c’è sempre stata? NO. Un esempio è a pag.7. Testo del 1309: a Siena si vuole scrivere lo Statuto del Comune in volgare! Lo stesso accade a Pisa e a Firenze. In Toscana c’è un movimento che porta al volgarizzamento degli Statuti (pag.5).
Quando si parla di volgare, il codice non è unificato, bensì municipale, quindi documenti scritti n volgare sono accessibili solo ai cittadini locali, la situazione è comunque circoscritta.
Il modello toscano si afferma dalla metà del ‘300 in poi in ambito letterario e sul piano delle scritture pubbliche.
Si creano delle lingue scritte ufficiali non del tutto corrispondenti al modello toscano, ma la struttura di base è toscana. Questo fa sì che tanto più si allarga la pubblica amministrazione, tanto più i documenti diventano sempre meno accessibili ai cittadini.
· Guicciardini: pag.6
Ugo Foscolo: pag.7. Al tempo della Repubblica Cisalpina Foscolo aveva avuto il compito di redigere un codice penale. Tutte le operazioni che ci allontanano dal concreto, di eccessiva lunghezza, di eccessiva complessità sintattica, introducono elementi di ambiguità.
Già figure come Foscolo esprimevano questa esigenza i chiarezza, semplicità e non ambiguità del testo.
Pag.8: la forma linguistica della Costituzione è stata frutto di discussione appassionata tra i membri dell’assemblea costituente (Croce, Togliatti, Terracini, Calamandrei).
L’idea era che la Carta Costituzionale di una Repubblica doveva manifestare nella propria forma linguistica il principio della propria democrazia, accessibile a tutti per chiarezza.
Siccome negli anni ’60 gran parte della popolazione non padroneggiava la lingua nazionale, non è stato inserito un articolo sulla “nazionalità” dell’italiano e non perché fosse scontato.
[Ci sono testi di diversa natura che hanno un impatto diretto sulla realtà, trasformandola. Una branca della linguistica ci insegna a guardare al linguaggio nella realtà (pragmatica).
Austin, How to do things with words. Esistono degli enunciati linguistici che descrivono la realtà. E sulla loro base si costruisce la logica dei sillogismi. Poiché non tutti gli enunciati sono del tipo vero/falso, allora troviamo enunciati che attivano o modificano la realtà. E allora possiamo dire che quando diciamo qualcosa, facciamo qualcosa].
Le leggi costituzionali fondano la realtà della quale parlano. La nostra usa dei semplici presenti indicativi.
Se i testi legislativi/costitutivi hanno una loro dinamica, non di meno si può fare nel lavoro di analisi linguistica di essi.
Punteggiatura: nella Costituzione è impeccabile!! La punteggiatura va considerata come una sorta di segnaletica stradale.
La virgola “,” serve a distinguere diversi momenti di una serie il cui ultimo elemento può essere introdotto da una “e” (la “e” tra elementi che hanno la stessa natura segnala che la serie è finita).
Il punto e virgola “;” segnala che le azioni sono della stessa natura ma si riferiscono a cose diverse.
I due punti “:” dice “sto per spiegare” o “sto per dire una serie di cose”.
La punteggiatura ha un senso per il lettore.
· Il principio è di avere il massimo di semplicità consentito dal contesto e dalla natura del testo e non quello della semplicità a tutti i costi. Questo comporta uno sforzo enorme di semplificazione in base al destinatario.
