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Barillaro Domenico

Domenico Barillaro
Domenico Barillaro

(Siderno, 12 aprile 1922 – Roma, 26 ottobre 1981), docente di Diritto ecclesiastico.

Il 26 ottobre 1981, nel suo studio a Roma, veniva improvvisamente a mancare Domenico Barillaro, ordinario di Diritto ecclesiastico nella Facoltà di giurisprudenza.

Nato a Siderno il 12 aprile 1922, dopo la laurea Domenico Barillaro si trasferì a Roma per seguire l’insegnamento di Luigi Scavo Lombardo e, soprattutto, di Arturo Carlo Jemolo, al quale sarebbe rimasto particolarmente legato per tutta la vita. Libero decente di Diritto ecclesiastico, nel 1964 vinse il concorso per la medesima disciplina, passando ad insegnare nelle Università di Cagliari, Modena e Pisa. Quando venne a Pisa, nel 1974, erano gli anni in cui alla ventata ed all’entusiasmo disordinato del ’68 stava ormai subentrando un certo disinteresse, quasi una disaffezione per l’Università, che portava molti studenti a disertare le lezioni e a non partecipare alla vita dell’Ateneo. Barillaro seppe però subito attrarre l’attenzione e la simpatia di un fedele gruppetto di studenti, che non avevano tardato a scorgere, dietro i suoi modi talora un po’ bruschi e sbrigativi, una grande carica di umanità. Quello che infatti attirava nel suo insegnamento, non era soltanto l’acutezza del giudizio, l’aderenza alla realtà concreta, l’attenzione ai problemi di più viva attualità, che non mancavano mai di emergere anche nelle sue vivaci ricostruzioni di vicende storiche: erano anche, e direi in modo particolare, le sue doti umane, che lo portavano ad annullare, con la massima naturalezza, ogni diaframma tra professore e studenti, a farsi sentire da questi, pur senza rinunciare in nulla alla dignità della sua funzione di docente, come uno di loro, come un amico pronto ad interessarsi e a farsi carico dei loro problemi, delle loro difficoltà, del loro modo di vivere.

Queste stesse doti umane egli usava nei confronti dei colleghi, di quelli che hanno avuto la fortuna di stargli vicino e di collaborare con lui nell’attività accademica. Pur essendo prodigo di insegnamenti, di consigli, di preziose indicazioni, sempre disponibile a discutere, a rivedere, a far rilevare con sincera franchezza manchevolezze od errori, egli lo ha sempre fatto come da amico ad amico, senza mai assumere atteggiamenti che potessero apparire di superiorità.

Ma lasciando da parte i molti ricordi personali ed il profondo rimpianto che ha lasciato la sua precoce scomparsa, conviene rievocare brevemente la figura scientifica di Domenico Barillaro. I suoi maggiori contributi sono senza dubbio nella disciplina da lui costantemente insegnata, il Diritto ecclesiastico, dove Barillaro ha particolarmente avuto modo di far valere la sua ampia cultura giuridica e di mettere a frutto l’esperienza pratica che gli derivava da un diuturno ed impegnativo esercizio di attività professionale come avvocato. La sua capacità di sottile indagine, la sua sensibilità al dato sociale, con particolare riferimento alla rilevanza del fenomeno religioso (proprio Jemolo, dedicandogli l’ultima edizione delle sue Lezioni di diritto ecclesiastico, lo definiva «attento ed acuto osservatore di quanto concerne la vita religiosa nei suoi aspetti sociali») l’hanno portato a dare contributi che restano ancora dei punti fermi negli studi del diritto ecclesiastico. Degni di speciale menzione sono così lo studio monografico «Contributo alla dottrina degli acquisti delle persone giuridiche ecclesiastiche» (1953), l’ampio saggio, apparso sulla rivista «Archivio giuridico», «Nozione giuridica di edificio destinato al culto» (1959) e, soprattutto, la monografia «Considerazioni preliminari sulle confessioni religiose diverse dalla cattolica» (1963), nella quale particolarmente è messa in luce la sua capacità di assumere il dato sociale in categorie strettamente giuridiche, dando alla materia un rigoroso inquadramento sistematico.

Gli interessi scientifici di Barillaro hanno però toccato anche altri campi del diritto, quali il diritto di famiglia e il diritto canonico. È così da ricordare una serie di note precise, acute, sempre ricche di spunti e di soluzioni originali, dedicate a problemi riguardanti la nullità del matrimonio, la separazione e il divorzio, nonché alcuni importanti contributi al «Commentario del codice civile» diretto da Scialoia e Branca. Per quanto poi riguarda il diritto canonico, pur non avendo dedicato studi approfonditi e sistematici a questa disciplina, Barillaro ha dimostrato di essere un attento osservatore delle vicende interessanti l’ordinamento della Chiesa, non mancando di fornire accurate e complete ricostruzioni di istituti canonistici, quando ciò appariva necessario per meglio mettere a fuoco e chiarire problemi di diritto ecclesiastico statale. Va anche ricordato che Barillaro fu invitato come relatore al III Congresso internazionale di diritto canonico tenutosi a Pamplona nell’ottobre del 1976, dove ebbe a sviluppare una incisiva indagine sulla posizione della Chiesa e del diritto canonico negli ordinamenti sopranazionali, e che proprio alla vigilia della sua morte era stato designato a ricoprire la cattedra di diritto canonico nella Seconda Università di Roma.

Negli ultimi anni di vita Barillaro aveva preferito mettersi in qualche modo in disparte rispetto al dibattito che più interessava la dottrina ecclesiastica (quello sulla revisione del Concordato lateranense) e si era sempre più sentito attratto dagli studi storici: aveva così concentrato tutte le sue forze in un ampio ed ambizioso disegno, tendente a ripercorrere, con particolare attenzione alla storia delle idee ed al loro operare nel contesto sociale, il progressivo affermarsi e differenziarsi di una società civile rispetto alla società religiosa, «ad individuare in cosa si concretizza la distinzione tra società religiosa e società civile e quindi i diversi campi in cui l’una e l’altra sviluppano ora i loro conflitti, ora la loro unicità di intenti». Testimonianza di questo suo alacre impegno sono i volumi «Società civile e società religiosa. Dalla Riforma alla Restaurazione» (1978) e «Società civile e società religiosa. Dalla Restaurazione al Movimenti del ’48 » (1981) ai quali altri avrebbero dovuto seguire in modo da condurre l’indagine sino ai giorni nostri. Ma questa sua aspirazione era purtroppo destinata ad essere bruscamente troncata dalla sua prematura scomparsa, che lascia così un ulteriore motivo di profondo rimpianto.

Paolo Moneta

Da: Annuario dell’Università degli studi di Pisa per l’anno accademico 1980-1981

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